A caccia del padre
Da Siena, Straligut Teatro in: “Salmo 151a”
Il dubbio che questi non siano elementi di una famiglia qualunque è presto realizzato: sull’azione si innesta fin da subito un senso di metafora divina e infatti quello che il protagonista chiama padre, altri non è se non il Padre dell’uomo. Il figlio, mutilato e ossessionato, chiuso in gabbia e costretto su una sedia a rotelle, è un Giobbe contemporaneo in cerca di conferme. All’inizio sembra vittima di qualche tortura orrenda, poi, attraverso passaggi drammaturgici delicatissimi, si rivela carnefice di se stesso e dei suoi cari: realizza la ricerca della fede attraverso privazioni e imposizioni folli, trascinando nelle sue manie anche la madre e il figlio che non sa ancora di avere. Lo spettacolo sviluppa un’azione tragica spezzettata che sa lasciare spazio alla gag, offrendo al pubblico, all’interno di uno spazio enigmatico da cui prendono vita le inquietanti interpretazioni calibrate di Tommaso Innocenti e Rita Ceccarelli, uno sguardo tagliente e disincantato sui rapporti umani.
Così il tessuto cattolico è un sistema di riferimento – anche estetico – sul quale si innestano problematiche estremamente attuali, dal tema degli uomini che non vogliono crescere a quello dei difficili rapporti inter-generazionali nella famiglia.
È il rigido percorso spirituale del protagonista a mantenere incasellati tutti gli altri in delle sorta di nicchie inviolabili. Ma la vita continua a scorrere e gradualmente, per scosse successive, ogni isolamento è sovvertito: ad un tratto nella gabbia cade un’altra cassa, un altro figlio che cerca di comunicare col protagonista, e poi la madre si alza per passare un telefono al figlio, che è costretto dunque a comunicare con l’esterno.
La conferma, attesa dalla colonna di casse audio, naturalmente non arriva: l’attesa si conclude con la filastrocca dell’arrotino. Il figlio afferra un gancio che cala dall’alto. Poi il buio: ognuno in cuor suo sa se quel gancio è diventato una via per la realtà, oppure l’ennesimo tentativo di fuga fallito con cui si conclude ogni giornata del protagonista.


