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Il PataBlog è un osservatorio di critica indipendente su Ubu Settete! Fiera di alterità teatrali. La redazione si occupa di realizzare interviste con artisti, organizzatori, spettatori, nonché di offrire alcune chiavi di lettura degli spettacoli e di contestualizzarli in rapporto l'uno all'altro: a fianco ai dialoghi ci saranno domande aperte, recensioni, presentazioni, commenti sull'atmosfera del festival e riflessioni sul teatro. La redazione di Patablog ha seguito anche
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lunedì, 26 novembre 2007

A caccia del padre

Sabato 17 novembre, ore 22
Da Siena, Straligut Teatro in: “Salmo 151a”

In scena una gabbia, un trono, una torre di casse audio. I personaggi che ci vivono dentro – che poi scopriremo essere figlio, madre e padre – si muovono con estrema cautela, almeno inizialmente: tace il padre, immobile la madre, movimenti minimi ed equilibrati per il figlio. Ma l’azione sobria – talmente misurata che par essere giocata – si sfalda presto e il dialogo quieto lascia pian piano spazio alle esplosioni emotive dei protagonisti: un uomo alla folle ricerca della fede e sua madre che tenta di farlo ragionare.
Il dubbio che questi non siano elementi di una famiglia qualunque è presto realizzato: sull’azione si innesta fin da subito un senso di metafora divina e infatti quello che il protagonista chiama padre, altri non è se non il Padre dell’uomo. Il figlio, mutilato e ossessionato, chiuso in gabbia e costretto su una sedia a rotelle, è un Giobbe contemporaneo in cerca di conferme. All’inizio sembra vittima di qualche tortura orrenda, poi, attraverso passaggi drammaturgici delicatissimi, si rivela carnefice di se stesso e dei suoi cari: realizza la ricerca della fede attraverso privazioni e imposizioni folli, trascinando nelle sue manie anche la madre e il figlio che non sa ancora di avere. Lo spettacolo sviluppa un’azione tragica spezzettata che sa lasciare spazio alla gag, offrendo al pubblico, all’interno di uno spazio enigmatico da cui prendono vita le inquietanti interpretazioni calibrate di Tommaso Innocenti e Rita Ceccarelli, uno sguardo tagliente e disincantato sui rapporti umani.
Così il tessuto cattolico è un sistema di riferimento – anche estetico – sul quale si innestano problematiche estremamente attuali, dal tema degli uomini che non vogliono crescere a quello dei difficili rapporti inter-generazionali nella famiglia.
È il rigido percorso spirituale del protagonista a mantenere incasellati tutti gli altri in delle sorta di nicchie inviolabili. Ma la vita  continua a scorrere e gradualmente, per scosse successive, ogni isolamento è sovvertito: ad un tratto nella gabbia cade un’altra cassa, un altro figlio che cerca di comunicare col protagonista, e poi la madre si alza per passare un telefono al figlio, che è costretto dunque a comunicare con l’esterno.
La conferma, attesa dalla colonna di casse audio, naturalmente non arriva: l’attesa si conclude con la filastrocca dell’arrotino. Il figlio afferra un gancio che cala dall’alto. Poi il buio: ognuno in cuor suo sa se quel gancio è diventato una via per la realtà, oppure l’ennesimo tentativo di fuga fallito con cui si conclude ogni giornata del protagonista.

 Roberta Ferraresi


postato da: icommentarii alle ore 16:22 | Link | commenti (1)
Commenti
#1    27 Novembre 2007 - 16:27
 
Questi so' matti e ce piacciono!
Ma lui che si leva una maschera e ha sotto la maschera della faccia di Timpano?

Dario Aggioli
Teatro Forsennato
utente anonimo

Commenti

categoria:recensioni