Il ritorno di Santa Barbara.
Da Roma, Compagnia Denoma in: “La festa di Santa Barbara (consolazione – vestizione – processione)
Consolazione, Vestizione e Processione le parti a cui abbiamo assistito questa sera. Come un fantasma fluttuante la protettrice dei minatori si aggirava per gli spazi del Rialto, i primi due quadri hanno avuto luogo nel foyer, il terzo - e ultimo - nello spazio del bar.
Durante Consolazione l’attrice mangiava e distribuiva ostie tra il pubblico, come in un banchetto sacro, quasi a saziarsi della sua fede trovata, unico affetto che le resta.
La musica che accompagna Vestizione è coinvolgente, dal sapore arcaico che rievoca il sud dell’Italia, come in tutta la performance si respira un’aria un po’ retrò. In questo frammento la santa abbandona gli abiti da bambina e indossa quelli di donna: un vestito nero che lascia scoperte braccia e spalle e che porterà fino alla fine dello spettacolo.
Terzo momento: Processione, il più suggestivo, forse, dei tre, soprattutto per la location che si adatta perfettamente a ciò che viene raccontato: il bar, dove le pareti bianche lasciano spazio ad un lungo bancone di legno scuro e a un icona sacra in pietra raffigurante una madonna. Proprio come in una chiesa. La performer è in piedi con un enorme rosario al collo a sottolineare il peso della religione che porta addosso. Inizia una danza, un girotondo, che la condurrà al tragico finale della morte.
Con movimenti volutamente poco fluidi la performer - Romina De Novellis, che ha curato anche le scene, i costumi e la regia - impersona la santa bambina illustrandoci la sua storia, che, forse, rimane ermetica per chi non la conosce.
Pochi gli elementi scenici che entrano in gioco, il corpo e la musica sono i protagonisti di questo triste racconto che abbiamo visto prendere forma in due serate e che ha fatto buon uso dello spazio in cui si è trovato ad agire.
Paola Granato
