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Il PataBlog è un osservatorio di critica indipendente su Ubu Settete! Fiera di alterità teatrali. La redazione si occupa di realizzare interviste con artisti, organizzatori, spettatori, nonché di offrire alcune chiavi di lettura degli spettacoli e di contestualizzarli in rapporto l'uno all'altro: a fianco ai dialoghi ci saranno domande aperte, recensioni, presentazioni, commenti sull'atmosfera del festival e riflessioni sul teatro. La redazione di Patablog ha seguito anche
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lunedì, 26 novembre 2007
Un origami per De Sade
 
Domenica 18 novembre, ore 22.15

Da Roma, Federica Lenzi
in: “Il Serpente e la Rosa”
 
Lo spettacolo Il serpente e la rosa, di cui Federica Lenzi è protagonista nonché regista e autrice, ripercorre la vita di De Sade attraverso gli occhi della moglie Rénee Pélagie.

Donna forte quella che la Lenzi ci presenta sul palco, che è rimasta vicino al marito, il discusso Marchese, per tutto il tempo della prigionia, per poi allontanarsi da lui.

Una scenografia spoglia, un telo nero come sfondo e l’attrice che, a piedi nudi, danza e gioca con un telo, con delle rose, con degli origami.

Una donna chiaramente divisa in due. La Lenzi indossa, infatti, un guanto di pelle e compie movimenti che mettono in contrasto la parte destra e quella sinistra del corpo, proprio a sottolineare lo scontro che vive questa donna combattuta tra l’amore per il marito accusato di crimini scomodi e i valori della borghesia più conservatrice.

Un lungo monologo che unisce le opere di De Sade, il testo di Mishima e Shakespeare recitato con passione e padronanza tecnica che ci fa scoprire una
figura controversa come quella di De Sade, e forse anche poco raccontata, sotto un altro aspetto, quello degli occhi di chi lo ha amato veramente: Je ne respire que pour toi, non respiro che per te, scriveva la Pélagie a De Sade durante il carcere.
 
Paola Granato
postato da: icommentarii alle ore 15:29 | Link | commenti (4)
Commenti
#1    30 Novembre 2007 - 01:55
 
un po' lenziosa, no? Peccato, perché il lavoro è semplice e curato, anche elegante. Anche troppo. Un'altro giudizio tagliato con l'accetta, eh?

T.w. Adorno II
utente anonimo

#2    30 Novembre 2007 - 17:43
 
Non per prendere le "difese" del bello spettacolo "Il Serpente e la Rosa", non è questo il mio intento.
Scrivo solo perché francamente non capisco cosa vorrebbe dire quell'"anche troppo" dell'anonimo che ha commentato prima di me:

"Il lavoro è semplice e curato, anche elegante. Anche troppo."

Non è la prima volta che mi imbatto in commenti/critiche/opinioni su giornali, riviste, internet ecc. incentrati sul concetto "Sì, mah... Troppo bello... Troppo ben fatto... Troppo ben curato... Troppo ben scritto..."
Cos'è? La solita storia radical-chic del naif e affascinante "brutto=bello", meglio ancora se del tutto incomprensibile anche per chi l'ha scritto? O un alibi per non far caso alle palesi e non superabili lacune di alcuni nostri "idoli", facendole passare per "stile personale" di questi ultimi?
Mi torna in mente la storiella della Volpe e l'Uva...
utente anonimo

#3    30 Novembre 2007 - 22:35
 
olà non so se sia un radical chic, non lo pensavo, certo sono per sbafature vitali e comunicative contro alla pulizia un po' algida, poi certo meglio la pulizia un po' algida della merda.
Nel caso della Lenzi, mi limitavo a constatare che -dal mio punto di vista parziale di spettatore- ho visto un lavoro ben fatto ma recitato in maniera forse un po' troppo poco colloquiale, direi un po' declamata, elegante senza esser davvero poetica, un po' come Albertazzi o Achille Millo che leggon le poesie: sono bravi ma son un po' troppo solo parole parole parole.
Insomma, l'ho stimata, ma non mi ha avvinto e affascinato, e non l'ho seguita nemmeno molto bene.
Ho apprezzat il bel lavoro, ma non son convinto dello spettacolo.
Mi son spiegato? Ci ho dato sotto men d'accetta?

Adorno T.W.
utente anonimo

#4    13 Dicembre 2007 - 17:13
 
Qui non c'entra l'accetta: TU esprimi un TUO giudizio e IO uno mio. E se non risultassero troppo affini al "giudizio medio", non sarebbe un reato. Altra cosa ovvia, ma da sottolineare, dati i tempi ambigui...
Vorrei a questo punto capire cosa intendi per Teatro "poco colloquiale". Mi/ci puoi fare qualche esempio di "Teatro Colloquiale"?
Altra cosa: non è "colpa" nostra se i nostri avi ci hanno lasciato in eredità tonnellate di meravigliosa Poesia, meravigliosa Letteratura, meravigliose Parole, su cui oggi, magari, qualcuno ha anche intenzione di lavorare, a volte bene, a volte meno...
Tu che dici in proposito?
utente anonimo

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categoria:recensioni