A proposito della costruzione di uno spettacolo
Intervista (epistolare) a Tommaso Pitta di Baby Gang
Come nasce l'esigenza di sperimentare una drammaturgia così particolare? È una cifra della vostra ricerca o è il primo lavoro di questo tipo?
Ho incontrato Domenico Scandella mentre preparavo un esame di storia moderna, in un'antologia di documenti dell'epoca, e ne sono rimasto impressionato. L'anno dopo, a scuola (Paolo Grassi), ci è stato chiesto di preparare un monologo: così è nato questo spettacolo.
É il primo lavoro di questo tipo, anche perché è il mio secondo e per ora ultimo lavoro. É in effetti un tipo di drammaturgia particolare. Non si tratta di un monologo, ma di un dialogo: non c'è quindi quell'imbarazzo dovuto al fatto che non si sa a chi si stia parlando e perché, e la storia non è raccontata dal personaggio ma è vissuta dal personaggio, come in una qualunque classica drammaturgia; vi è però un solo attore. Questa struttura dialogica per un solo attore consente di dare largo spazio alla parola, senza che ciò risulti macchinoso, e la completezza e la bellezza della parola possono risultare molto efficaci in termini di suggestione narrativa. Oggi il pubblico è abituato alla velocità e alla molteplicità del linguaggio della televisione e del cinema, velocità e molteplicità a cui il teatro non può stare dietro. Tuttavia il teatro può ospitare la parola, e talvolta la parola può avere una forza suggestiva che supera quella dell'azione mostrata, e la parola recitata può avere una forza suggestiva che supera quella della parola letta. Questo tipo di struttura drammaturgica ci è sembrato un buon modo per raccontare oggi una storia che avesse senso raccontare e che non potesse essere raccontata che a teatro.
Abbiamo poi usato una voce e non un attore per l'inquisitore perché abbiamo voluto raccontare, più che una storia che denunciasse i mali della chiesa
cattolica, una parabola dell'incontro di un uomo con il potere. Abbiamo
pensato che, astraendo l'inquisitore in una voce dal tono pacato e inamovibile, lo spettatore avrebbe potuto cogliere il carattere di universalità che noi abbiamo visto nella vicenda di Domenico Scandella.
Come avete lavorato nel costruire la partitura scenica e il suo sviluppo?
Un'altra particolarità di questa drammaturgia è che, a livello di intreccio, nelle scene non vengono poste delle domande a cui le scene successive danno delle risposte per poi porre altre domande, come per ogni drammaturgia classica, e quindi c'era il rischio di perdere l'attenzione del pubblico, appunto perché all'interno di una scena non vi è quasi mai alcun tipo di evento che cambia la situazione. Abbiamo pensato che un modo per affrontare questo problema fosse quello di creare per ogni scena un'immagine forte e compatta, che avesse una forza di impressione che potesse in qualche modo occupare la mente dello spettatore al posto del processo dialogico di domanda-risposta che solitamente mantiene viva la sua attenzione. La partitura scenica è stata concepita a partire da questa esigenza.
Premesso che ci mette un po' in imbarazzo parlare del rapporto tra questo lavoro e uno spettacolo di Peter Brook su un testo di Dostoevskij, c'è un rapporto con questo allestimento nel senso che il tema e la struttura dialogica per un solo attore sono esattamente gli stessi (la differenza sta in quale interlocutore è posto al centro dell'attenzione), anche se non mi ricordo di essere stato, almeno consciamente, influenzato da questo spettacolo, non credo neanche di averlo visto prima di avere concepito il nostro spettacolo.
Lo spettacolo è sviluppato tutto all'interno di una pedana perché, sempre avendo come obiettivo la suggestione, abbiamo voluto rispettare uno scrupoloso realismo solo fin dove potevamo essere adeguatamente scrupolosi, e dove non c'era questa possibilità abbiamo preferito evitare qualunque altro tipo di segno. La pedana ha una funzione di proposizione dell'attore al pubblico, e si presta a raccontare l'isolamento del protagonista e, con l'ausilio delle luci, diversi ambienti (una prigione, un patibolo eccetera). Nell'allestimento originale la pedana poi è alta un metro e il pubblico gli sta attorno su tre lati, come se si fosse in una piazza pubblica, ma non sempre i teatri si prestano a utilizzare lo spazio in questo modo.
